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Torna il pellegrinaggio della vigilia di Pentecoste a Csíksomlyó – Șumuleu Ciuc

Dopo due anni di stop imposto dalla pandemia, torna ad essere celebrato il grande pellegrinaggio al santuario mariano della Transilvania in presenza dei fedeli. Il mondo ha conosciuto meglio la Madonna di Csíksomlyó (Șumuleu Ciuc, in Romania) quando il primo giugno del 2019 Papa Franccesco aveva visitato il Santuario immerso nella splendida natura delle montagne della Transilvania, dove ha celebrato la santa messa per i fedeli ungheresi riuniti sotto il cielo aperto, per venerare Maria e sentire il messaggio incoraggiante di Pietro. Ora, il Santuario Mariano insignito con la rosa d’oro da Papa Francesco a Csíksomlyó, si sta preparando al pellegrinaggio tradizionale e la santa messa alla vigilia di Pentecoste. I frati francescani, infatti, hanno annunciato che il 22 maggio tornerà ad essere celebrata con la presenza dei fedeli, rispettando le norme anti-Covid.
Il santuario mariano di Șumuleu Ciuc, in ungherese Csíksomlyó, che sarà una delle tappe del viaggio apostolico di Papa Francesco in Romania, è uno dei più importanti centri spirituali dei cattolici ungheresi, non solo della Transilvania, ma di tutto il mondo. Nella chiesa dei francescani, sorta ai piedi del Monte Somlyó, si venera la monumentale statua della Madonna di Csíksomlyó, ma il monte stesso ha un significato particolare nella devozione popolare.
Il tesoro più prezioso della chiesa è la statua della Madonna. Di stile rinascimentale e di manifattura locale, essa risale agli anni 1510 e con la sua altezza di 2,27 metri è considerata la più grande statua di questo genere. Scolpita in legno d’acero rappresenta la “Donna vestita di Sole”, con il Bambino in braccio, la luna sotto i piedi e la corona regale sul capo, cinta anche di una corona di dodici stelle. La leggenda narra che essa rimase miracolosamente indenne nell’incendio del 1661 (anche recenti indagini scientifiche hanno confermato la mancanza di qualsiasi bruciatura). Un’a
ltra riferisce, inoltre, che per miracolo essa si era resa così pesante che i tartari che l’avrebbero voluto trascinare con sé non ci riuscirono neanche con i buoi, mentre il soldato che la colpì con la spada finì con il braccio paralizzato. Le grazie ottenute per intercessione della Madonna di Csíksomlyó sono testimoniate anche da numerosi ex voto esposti nel santuario. La devozione popolare prevede la salita alla statua della Madonna, collocata sopra l’altare maggiore, per toccarla con la mano o con un fazzoletto.
Il grandioso pellegrinaggio di Csíksomlyó (Csíksomlyói búcsú) è, invece, sin dagli inizi una testimonianza della volontà degli ungheresi di quella regione e, oggi, di tutto il mondo, di preservare la fede cattolica. Le sue origini risalgono alla metà del XVI secolo, quando la Transilvania abbracciò la riforma protestante: i sassoni di lingua tedesca divennero luterani, mentre gli ungheresi per lo più calvinisti, oppure seguaci di una nuova confessione autoctona, la Chiesa Unitariana (antitrinitari). Solo la regione del Csík, abitata dai székely (secleri o siculi) ungheresi, rimase fedele al cattolicesimo. Il Re Giovanni Sigismondo, anch’egli di fede unitariana, avrebbe voluto costringere gli abitanti di Csík alla conversione protestante. Il sabato di Pentecoste del 1567 gli abitanti della regione affrontarono vittoriosi l’esercito del sovrano nelle montagne della Hargita, mentre le donne e i bambini si radunarono presso il santuario di Csíksomlyó ad invocare la protezione della Vergine. La vittoria fu attribuita alla Madonna di Csíksomlyó e da allora i székely si mantengono fedeli al voto di compiere il pellegrinaggio annuale il sabato di Pentecoste. Sebbene alcuni storici mettessero in dubbio la battaglia della Hargita, rimane il fatto incontestabile che solo la regione di Csík rimase fedele al cattolicesimo, in tutta la Transilvania allora divenuta protestante. È ad ogni modo significativo che il simbolo del santuario è il cd. labarum che richiama il vessillo militare. Si tratta di una sorta di padiglione (ombrello) di tessuto rosso che, custodito presso l’altare maggiore, il giorno della “búcsú” viene portata in processione sul Monte Somlyó sovrastante la chiesa.
 Le tradizioni popolari sorte attorno al pellegrinaggio e alla “búcsú” (cioè la festa con l’indulgenza) fanno parte dell’identità più profonda della popolazione della regione Csík, e della Terra dei Székely (Székelyföld). Gli abitanti dei diversi paesi della zona vanno tuttora a piedi a Csíksomlyó per la “búcsú” e, dopo aver assistito alla messa solenne, compiono la salita alla cima piccola del Monte Somlyó, guidati dai sacerdoti e preceduti dal labarum. All’alba del giorno seguente, domenica di Pentecoste, c’è l’usanza di osservare il sorgere del sole proprio dal monte, cantando il Veni Creator e il Te Deum. Secondo la tradizione alcuni riescono a scorgere nel sole il simbolo dello Spirito Santo.
  Il programma di pelerinaggio:
Venerdì 20 maggio
 17.00 - ora di preghiera in chiesa
 18.00 - Santa Messa di apertura della celebrazione di Pentecoste nella chiesa, seguita da un rosario solenne.
 Sabato 21 maggio
7.30 Santa Messa in chiesa.
 12.30 Santa Messa solenne per la festa di Pentecoste. La messa celebra Mons. dr. Kerekes László vescovo auxiliare di Alba Iulia, predicatore: Rev. Salamon József paroco.
 Dalle ore 18.00 Santa Messa in chiesa
 - 22 maggio, Domenica Pentecoste
 Sante Messe in ordine festivo: dalle 8.00, 10.30 e 18.00.
 - 23 maggio, Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa
 Sante Messe in ordine solenne: 8.00, 10.30 e 18.00.
 
 
 
 

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